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La pagina di psicologoweb

In questa pagina sono raccolti alcuni articoli scritti dallo psicologo e psicoterapeuta

Dott. Roberto Ercolani

Sito Web PSICOLOGOWEB

Buona lettura


Poesia in punto di morte

Ho trovato questa poesia in internet qui, mi ha fatto pensare su tante cose

Che cosa vedi infermiera? Che cosa vedi? A cosa stai pensando quando mi guardi? Un uomo vecchio e irritabile, non molto saggio, di abitudini incerte e con la distanza negli occhi? Che sbava sul cibo e non risponde. Uno che, quando dici ad alta voce: "Voglio che ci provi!" sembra non accorgersene, anche delle cose che fai. Uno che sempre perde… un calzino o una scarpa? Uno che, resistendo o non lasciandoti fare ciò che vuoi, con il bagno o durante la cena, riempie le tue lunghe giornate? È questo che stai pensando? È questo che vedi? Allora apri gli occhi, infermiera. Tu non mi guardi. Ti dirò chi sono, finché sono ancora qui, così come faccio ciò che mi chiedi e mangio ciò che tu vuoi. Sono un bambino a 10 anni, con un padre e una madre, fratelli e sorelle, l'amore l’uno dell'altro. Un giovane ragazzo a sedici anni, con le ali ai piedi sognando, presto o tardi, di incontrare l’amore. Uno sposo precoce a vent'anni, il mio cuore sobbalza, ricordando i voti che ho promesso di mantenere. A 25 anni, ho già il mio proprio figlio, che ha bisogno di essere indirizzato nella vita e condotto al sicuro a casa. A trent'anni, mio figlio è già cresciuto in fretta, siamo legati l’uno all’altro, indissolubilmente. A quarant'anni, i miei giovani figli sono cresciuti e se ne sono andati, ma la mia donna è ancora al mio fianco, per vedere che io non pianga. A cinquant’anni, ancora una volta, i bambini giocano sulle mie gambe, ancora siamo circondati da piccoli, la mia amata e io. Giorni bui per me, mia moglie ora è morta. Guardo al futuro, mi vengono i brividi di terrore. Penso agli anni, all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchio, e la natura è crudele, la vecchiaia ti fa apparire come un pazzo. Il corpo si sbriciola, la grazia e il vigore vengono meno, vi è ora una pietra, dove una volta ho avuto un cuore. Ma all'interno di questa vecchia carcassa ancora abita un giovane, e, di tanto in tanto, il mio cuore malconcio si gonfia. Ricordo le gioie, mi ricordo il dolore, e sto amando e vivendo la vita di nuovo. Penso agli anni, troppo pochi, corsi via troppo velocemente, e accetto il fatto nudo e crudo che nulla può durare. Quindi, apri gli occhi e guarda: non un uomo irritabile e vecchio, guarda più da vicino, guarda ME! [anonimo]

Raptus

E' di poco tempo fa la notizia di un padre che uccide la figlia di 18 mesi. Come al solito, i vicini parlano di un uomo comune, “un uomo normale” che aiutava la famiglia, ed è proprio questa normalità che fa paura. Infatti dopo più di un secolo di studi sulla mente umana, è ancora difficile prevedere gli schemi di chi soffre di una patologia, ma è ancora più complesso predire gli agiti di chi si definisce “normale”.

Il “raptus” definisce un impulso improvviso e di forte intensità che porta il soggetto ad episodi estremi, in genere violenti. Deriva da un sovraccarico di ansia, stress e frustrazione che non viene gestita e può portare ad una momentanea perdita della capacità di intendere e di volere. Metaforicamente si potrebbe pensare ad una pentola a pressione in cui le valvole (gli sfoghi) non funzionano, e che esplode, per poi tornare magicamente “normale”.

In queste situazioni sono le persone più vicine che se ne possono accorgere e che allo stesso tempo possono subire l'esplosione.

Nel caso dell'uomo di Ancona, potrebbe essere stato sufficiente un pianto ingestibile o la mancanza del sonno a far scattare la scintilla, tenendo presente anche un fatto molto importante: i primi due anni della vita di un bambino, sono completamente dipendenti dal legame col materno. In questo l'uomo può sentirsi estromesso dalla famiglia e in particolare dal rapporto di coppia, essendo la compagna completamente presa dal suo ruolo di mamma.

Le indagini faranno chiarezza, ma probabilmente la completa verità rimarrà soltanto dentro alla mente di chi ha sferrato quelle tre coltellate.

Per maggiori informazioni


Quando non si è ricambiati

E' in questo caso che si soffre di una delle malattie più difficili e subdole da superare: il mal d'amore. Dobbiamo sapere che l'amore non è un’emozione, ma è un vero e proprio bisogno di vita. Infatti i sentimenti sono come una droga. Se non viene soddisfatto il bisogno, il corpo va in astinenza; se invece il bisogno viene soddisfatto si attiva il centro dopaminergico della gratificazione che a quel punto insiste nel chiedere continue gratificazioni. Esiste infatti un substrato biologico che risponde agli stimoli dell'amore rilasciando dopamina o altre sostanze. Innamorarsi è una pulsione, sorta milioni di anni fa e che non tramonterà mai. L'amore passionale è uno dei sistemi cerebrali più forti tra quelli sviluppati dall'animale umano. Quindi quando non si è ricambiati, per soffrire il meno possibile occorre girare alla larga dalla “droga”, la persona che non comprende e non ricambia il sentimento. Nessun contatto, neppure scrivere lettere, o guardare vecchie foto, ne tantomeno telefonare. Solo ripulendo il corpo dalla “sostanza”, si potrà iniziare ad essere lucidi sul significato di quella scelta ed essere in grado di farne di migliori. Ma attenzione alla durata della sostanza. Infatti l'amore è la combinazione di tre “droghe”: “Agàpe” (un amore che si nutre dell'idea dell'altro), “Eros” (l'amore del contatto e delle pulsioni) e infine “Philia” (l'amore affettivo e protettivo). Queste tre sostanze si alternano e si combinano generando il vero e proprio legame con l'altro, con quello che rappresenta e con gli istinti legati ad esso.


“Chissà cosa penserà la gente…”

L’uomo, come affermava Aristotele, è un’animale sociale e come tale ricerca continuamente l’approvazione degli altri. Così capita che l’attenzione che investiamo nell’evitare di ricevere un giudizio negativo degli altri spesso diventa superiore a quella che dedichiamo alla costruzione di un sé spontaneo e autentico. Succede quindi che a causa della paura di non essere accettati si tenda spesso ad aderire a ciò che il gruppo impone. Si diventa così succubi della ‘pressione sociale’. Gli altri vedranno le nostre maschere e noi ci sentiremo sempre più lontani, e di riflesso, sempre più soli. Quando diamo più importanza al giudizio degli altri perdiamo di spontaneità, tendendo ad assumere un atteggiamento passivo, avremo così una scarsa autostima e ci sentiremo insicuri; il giudizio degli altri finirà così per diventare il nostro giudizio. fobia-sociale-cause-sintomi-rimediFortunatamente spesso chi teme il giudizio altrui si rende conto che questa paura invalida e compromette la qualità della propria vita. Diventa quindi fondamentale imparare ad affrontare e superare questa paura, spesso associata a disturbi d’ansia, a disturbi ossessivi, a fobia sociale e al perfezionismo patologico. E’ stato verificato che l’incremento della propria consapevolezza emotiva è positivamente correlato al controllo del timore del giudizio negativi da parte degli altri. Conoscere se stessi per controllare le paure interiori.